Terremoto San Donato Val di Comino 1984: il ricordo a 42 anni dall'evento
A quarantadue anni dalla scossa di magnitudo 5.9 che interessò il Centro Italia, ripercorriamo gli eventi di quei giorni e il percorso di recupero del territorio, unendo memoria storica e dati scientifici per promuovere la prevenzione.
SAN DONATO VAL DI COMINO – La sera di lunedì 7 maggio 1984, alle ore 19:53, la normale routine quotidiana venne interrotta da un forte movimento tellurico. Un sisma di magnitudo momento (Mw) 5.9, con un’intensità macrosismica stimata all’VIII grado della scala Mercalli, interessò l’area dell’Appennino situata al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise.
L’epicentro fu localizzato nell’area di San Donato Val di Comino. La scossa provocò danni strutturali a numerose abitazioni, edifici storici e infrastrutture in diversi comuni compresi tra le province di Frosinone, L’Aquila e Isernia. L’evento sismico fu avvertito chiaramente in un’area molto vasta della penisola, includendo i centri urbani di Roma e Napoli, destando forte preoccupazione tra la popolazione. Pochi giorni dopo, l’11 maggio alle ore 12:42, si registrò una replica significativa di magnitudo 5.5, che aggravò le condizioni degli edifici già lesionati. L’evento rese inagibili numerose strutture, costringendo migliaia di persone a trovare una sistemazione temporanea.
Il monitoraggio come strumento di conoscenza
Oggi, analizzando le serie storiche e i dati registrati dalle stazioni della rete dell’Osservatorio Geofisico Valle del Liri, l’evento del 1984 rappresenta un riferimento importante per lo studio geologico e sismologico del territorio. La rete di monitoraggio attuale è stata sviluppata anche in risposta alle necessità emerse in quegli anni. Le tecnologie moderne consentono di rilevare la microsismicità dell’Appennino centro-meridionale con alta precisione, permettendo di mappare costantemente le dinamiche delle strutture di faglia locali.
La consapevolezza del rischio
Ricordare i fatti del 1984 contribuisce a mantenere viva l’attenzione sul rischio sismico. Sebbene la fase di ricostruzione e i successivi adeguamenti normativi abbiano migliorato la resilienza degli edifici, la prevenzione si basa prima di tutto sulla corretta informazione e sulla conoscenza del sottosuolo. I sismogrammi storici ci ricordano che il nostro territorio ha una naturale sismicità di fondo, e che la convivenza con queste dinamiche geologiche richiede una costante applicazione delle norme di sicurezza e un impegno continuo nella ricerca scientifica.
Analizzando i cataloghi ufficiali, le coordinate esatte del terremoto principale del 7 maggio 1984 (Mw 5.86) sono Latitudine 41.667 e Longitudine 14.057. Questo punto geografico cade proprio nell’area dei Monti della Meta, a cavallo tra Alfedena (Abruzzo), Castel di Sangro e Colli a Volturno (Molise). Questo evento viene ricordato molto spesso in zona come il “Terremoto di San Donato Val di Comino” perché le onde sismiche investirono le valli ciociare con una violenza inaudita, causando danni gravissimi e terrore. Tuttavia, per gli istituti di ricerca, il picco massimo assoluto di intensità (l’epicentro macrosismico) si registrò al di là del crinale appenninico, fuori dai confini del Lazio. Le forti repliche e lo sciame sismico successivo ricordano la violenta scossa dell’11 maggio (Mw 5.46), il cui epicentro si spostò fisicamente più a ovest, “schiacciandosi” direttamente sul confine.
Fonti e riferimenti:
- Dati sismologici e macrosismici storici: Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) e Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI) a cura dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
- Dati sul monitoraggio locale e analisi strumentale: Archivio e rete di acquisizione dell’Osservatorio Geofisico Valle del Liri (OGVL).
- Dati sull’impatto sociale ed edilizio: Archivi della Protezione Civile e cronache locali relative agli interventi di assistenza nei comuni delle province di Frosinone, L’Aquila e Isernia (Maggio 1984).










